OSSOLA GIOVANNI
VIA PAOLO BRACCINI 6
10070 ROBASSOMERO
RICORDI DEL TEMPO DI GUERRA
Nei primi mesi del 1943 , prima dell’otto settembre, vicino a casa mia alla Genesia,
vi era una postazione di fari antiaerei.
Questa aveva la funzione di agganciare gli aerei inglesi della Roya Lerfos ,che veni
vano a bombardare Torino , noi eravamo sulla rotta del loro arrivo, risentiva dal rumore
che erano molto carichi, naturalmente di bombe che andavano a sganciare su Torino.
Una notte ne avevano agganciato uno nel fascio di luce e si vedevano gia’ i colpi di
cannone che erano sempre piu’ vicini, i cannoni si trovavano alla cascina Picono ed era
gestita dai tedeschi, ora non esiste piu’,è zona industriale, allora l’aereo ha girato indietro
ed ha sganciato il carico di bombe nella zona del Verde, producendo un cratere enorme
ma non provoco’ ne’ vittime ne’ altri danni alle case.
In quel periodo noi eravamo un gruppo di ragazzi che alla sera andavamo sempre
ad ascoltare radio Londra nella casa di un amico.
Arriva il giorno otto settembre con l’armistizio richiesto unilateralmente dalla sola
Italia e non dall’alleato tedesco, ne segue lo sfaldamento delle forze armate e l’alleato
diventa invasore. I tedeschi imposero agli ex militari ed ai giovani di presentarsi presso
i loro comandi altrimenti, se catturati, finivano in Germania nei campi di lavoro o di
concentramento.
Nei primi giorni dopo l’otto settembre radio Londra lancia un messaggio: Italiani
aiutate i prigionieri inglesi, chiedete il loro numero di matricola , a fine guerra sarete
ricompensati. Intanto i tedeschi affiggevano manifesti dove ricompensavano con
1800 lire chiunque avesse consegnato loro un prigioniero inglese.
Insieme a noi ad ascoltare radio Londra vi era anche un giovane della Peppinella,
grande azienda agricola all’interno della Mandria,era parente della moglie del signor Albino Noro che era quello che ci ospitava. Questo ragazzo ci aveva gia’ parlato dei
prigionieri inglesi in quanto alla Peppinella ve ne era una una guarnigione.
Cosi’ ci informo’ che i prigionieri si’ erano liberi ma senza mangiare, vestiti con
le uniformi da prigionieri. Io ne parlai a casa con i miei genitori e mio fratello e
decidemmo di ospitarne due a casa nostra. Cosi’,ignorando quelle che erano le dis
posizioni emanate dai tedeschi, presi la bicicletta di mia madre e andai alla Peppinella
a prenderne due, Bert Forsyt e Ernest, non ricordo il cognome.
Ritengo di essere stato uno dei primi ad andare contro le norme imposte dai tedeschi.
Dopo alcuni giorni un gruppo di questi, con l’aiuto di persone del luogo si organizzarono e si trasferirono in una cascina, sempre all’interno della Mandria.
I tedeschi venuti a conoscenza della presenza di inglesi in zona, individuano la cascina e organizzano la cattura, ma gli inglesi riuscirono a fuggire, la cascina venne incendiata anche i due inglesi che si trovavano da noi furono trasferiti altrove. Questo fu il primo rastrellamento che si dovette subire in zona.
L’anno 1944 fù molto duro, si intensificarono i rastrellamenti e gli scontri armati, qui da noi i partigiani spararono a due tedeschi, non vi furono morti, la sera stessa i tedeschi ritornarono in forze, notano che da una casa filtra luce, si fanno aprire e li c’è il nostro amico Beppe Boatto, che fanno andare con loro a farsi indicare il luogo della sparatoria, quindi incendiano la casa della trattoria ponte stura; per Buatto essere in quel luogo in quel momento fù la sua condanna a morte. Alcuni giornio dopo Beppe viene prelevato a casa sua e di lui si troverà solo più il cadavere qualche giorno dopo. Questo fatto per far capire quanto fosse facile essere marchiati come collaboratori del nemico, essere condannati a morte pur essendo innocenti, come lo era Giuseppe Boatto.
Il giorno 23/7/44 un gruppo d’azione di partigiani si scontra con una pattuglia di fascisti in zona, ne segue un violento conflitto a fuoco. Li vi era Giorgio Giacotto che lavora come cantoniere , viene scambiato per partigiano e ucciso, sarà il primo a cadere nel nostro paese.
Il 10/8/1944, una giornata terribile per Robassomero, vi è un rastrellamento con un grande spiegamento di forze, un autocarro, con alcune camionette, una decina di repubblichini che però vanno a colpo sicuro, qualcuno aveva fornito loro nomi cognomi e indirizzi dei tre giovani che pur non essendo in montagna , già avevano rapporti con i partigiani; vanno a casa di Aldo Balmassa, non c’è, prendono in ostaggio la madre, vanno dal cugino angelo Maddaleno non c’è, prendono in ostaggio la madre, vanno a casa mia per prendere mio fratello Albino, e anche qui prendono la madre e per puro caso non beccano un gruppo di giovani che avevano aiutato la trebbiatura del grano. La macchina trebbiatrice impediva il passaggio del camion, così che alcune ragazze che andavano a lavorare hanno visto i repubblichini sono corse a dare l’allarme e sono scappati tutti.
Furibondi di questo insuccesso i fascisti ritornano al paese e vanno dal parroco, don Marchisone, gli chiedono dove sono i banditi, non risponde, viene preso a sua volta come ostaggio. Vengono sequestrate una ventina di persone, di cui alcune di Fiano. Le madri dei giovani ricercati verranno imprigionate alle carceri nuove di Torino e verranno rilasciate dopo circa due mesi, gli altri sequestrati li lasciarono liberi dopo alcuni giorni mentre i giovanissimi Costante Benaglia, Angelo Bosco e Aldo Giacotto, i primi due finiranno in Austria mentre Aldo fu spedito a Berlino a lavorare in fabbrica di carri armati. Ritornarono a guerra finita, mentre Serafino, catturato a Fiano non farà più ritorno a casa.
RASTRELLAMENTI IN ZONA
Il giorno 8/09/44 ci fu’ un grande rastrellamento con un notevole spiegamento di forze a partire da La Cassa al Canavese, alcune formazioni di partigiani, male equipaggiati furono costrette ad attraversare le montagne e rifugiarsi in Francia, fra coloro vi erano parecchi r partigiani robassomeresi.
Il giorno 13/11/44 due giovani partigiani, Domenico Bertino e Andrea Guglielmino di ritorno in motocicletta da una azione all’aeroporto di Caselle , vengono intercettati in localita’ cotonificio Losa, e falcidiati da una raffica di mitra. La lapide si trova sull’incrocio
della strada.
Il giorno 17/11/44 nella frazione Cudine di Corio, ad opera di delatori vengono ,
accerchiati e catturati 27 partigiani, quasi tutti carabinieri, e con altri sette civili
vengono uccisi a raffiche di mitragliatrice, riesce a salvarsi solo Luigi Trivero, mentre per i
tre robassomeresi ricercati in agosto, Aldo, Angelo e Albino non ci saranno piu’ segnalazioni
da fare ai fascisti , erano morti tutti.
Il giorno 7/12/44 , sei giovani, Mario Bosco, Venanzio Silvestro, Francesco Cat Berro, Orlando Pepe, Giulio Castagneri e Trabucco, stanno tagliando alberi nella Stura, nella zona
grava una fitta nebbia, quando si dirada sono accerchiati dai repubblichini ; siccome sono
stati catturati sul lavoro e nessuno di loro e’ armato, sono posti sull’alternativa: indossare la
divisa oppure essere inviati in Germania: accettano l’arruolamento: Venanzio Silvestro riesce
fuggire per primo, mentre per Mario Bosco viene scoperto il progetto di fuga, viene condan
nato a morte: fucilazione all’alba con altri sette partigiani. ma nella notte i compagni
attaccano la caserma e riescono a liberarli tutti.
A Scodello Sesia viene catturato Angelo Sartore, fratello del comandante Michele, viene riconosciuto come partigiano; e fucilato; a Cervere in provincia di Cuneo. Domenico Origlia
viene attirato in un tranello, quando se ne accorge tenta la fuga ma tutte le porte sono bloccate
viene catturato, massacrato di botte e poi fucilato.
Nell’alto Canadese viene catturato Francesco Saraiba, condannato a morte viene fucilato a Ivrea.
Al Martinetto viene fucilato il professor Paolo Braccini, esponente del C. N. L.
Piemontese, in quel periodo abitava a Robassomero, in casa Balmassa
A Pratolungo, frazione Vidigulfo (PV) , i tedeschi sparano e uccidono Maria Richetta
Robassomerese residente in quel luogo.
Aldo dice 26 x 1. applicate il piano e 27. Questa non è una formula matematica bensì la parola d’ordine in codice segreto col la quale il C.L.N. impartiva l’ordine di atteccoper le formazioni partigiane , 24 aprile 1945.
Così dopo aver subito per venti mesi rastrellamenti , sostenuto scontri patite la fame e il freddo, ma aver avuto il sostegno della popolazione tutta, con l’insostituibile apporto delle donne nelle pericolosissime operazioni di collegamento fra i gruppi e i comandi dislocati in altre località,le formazioni partigiane sono pronte all’attacco, il C.L.N. segnala ancora, nemico in crisi finale, liberate Torino, dalle valli di Lanzo, del Canavese, di Susa e da tutto il Piemonte le formazioni puntano su Torino e le altre città maggiori, le grandi fabbriche sono occupate dagli operaiper evitarne la distruzione da parte del nemico. Il giorno 28 aprile Torino è libera.
Il conseguimento della libertà è stata una grande conquista in Italia che permise in seguito uno sviluppo sociale ed economico senza precedenti ma ha comportato un elevato tributo di giovani, caduti durante l’assolvimento volontario del proprio dovere.
Ai giovani posso dire: non lasciate cadere nell’oblio , nella dimenticanza i fatti della resistenza, leggete i libri che ne parlano, scoprirete fatti di eroismo che vi sorprenderanno, come questo: condotto davanti ad un plotone di esecuzione, seduto su una seggiola, con supremo atto di volontà si alza in piedi esclamando "Voglio morire da Garibaldino" .
Piano Audi, Corio 23 Gennaio 1945
Si chiamava Ferrero Giuseppe , anni 23 ,di San Maurizio Canavese Medaglia d’argento alla Memoria
RICORDI DEL PRIMO MAGGIO 1945 A ROBASSOMERO
Certo non saranno piu’ molti i robassomeresi che ricordano cosa successe qui’ a Robassomero sessantadue anni or sono’e precisamente il 30 aprile e 1° maggio 1945.
Bisogna ricordarlo per rendere omaggio ai Caduti ma anche per farlo sapere ai giovani ed anche perche’ è un fatto poco conosciuto dalle cronache degli scontri partigiani / tedeschi.
Il 25 aprile 1945 venne accolto con una grande e festosa manifestazione, come in tutti i comuni, in qualche parte vi era ancora qualche scontro fra le fazioni ma a Robassomero si diffonde la voce che una colonna di soldati tedeschi in ritirata deve attraversare il paese.
Con il passare del tempo, le voci prendono sempre piu’ consistenza ed il giorno trenta aprile, verso le dieci, arriva quella che era l’avanguardia della colonna: un camion con cinque soldati, sono molto armati, un gruppo di partigiani li ferma, non si spara da nessuna parte ma non si arrendono. Condotti fino oltre il ponte Stura, dopo ore di trattativa, sono disarmati.
Verso le diciotto la vedetta dal campanile da’ l’allarme, sono in arrivo altri tedeschi su un camion,un gruppo di partigiani tenta di fermarli ma questi hanno una violenta reazione. Viene catturato il partigiano Beppino Ferrante , di Robassomero, fatto sedere su un parafango del camion con il mitra puntato, vicino a casa sua Beppino tenta disperatamente la fuga, ma viene ucciso dopo pochi passi, dietro l’abitazione.
Poi inizia il passaggio, con ogni mezzo, dei soldati tedeschi: da noi fanno razzia di cavalli ,
biciclette, vino e viveri
Il giorno primo maggio, verso le ore dodici, un forte contingente di partigiani attacca quella che era la retroguardia della colonna, ne segue una violentissima battaglia perchè, per quanto i tedeschi siano in ritirata, dispongono ancora di un potenziale distruttivo enorme.
Sopraggiungono due carri armati dei partigiani, provenienti da via Torino, uno si introduce fra le case e, dalla riva spara su chi attraversa il ponte sulla Stura, l’altro avanza nella via principale ma viene bloccato da un bazuca sparato da un tedesco. Dentro al mezzo blindato ci sono quattro partigiani, due muoiono subito mentre due riescono a uscire, un viene ucciso da un tedesco mentre l‘altro, benche’ ferito, riesce a fuggire buttandosi nella riva della Stura.
I nomi dei tre caduti:che compaiono sulla lapide con le foto sono: Romeo Meinardi, Antonio Castagneri e Luigi Massaia.
Un altro prigioniero venne colpito nei pressi della chiesetta di san Rocco, il suo nome: Richard Oriente e un altro ancora viene fucilato per la strada di Vastalla: il suo nome Foieri Domenico, vi furono sei partigiani caduti a scontro finito ad i tedeschi furono cinque.
Robassomero dopo questo scontro sembrava un campo di battaglia: la cascina della parrocchia in fiamme, carri che bruciavano ovunque, tra cui uno con delle munizioni dal quale ogni tanto scoppiava una granata.
Questo attacco dei partigiani contro i tedeschi in ritirata maturò sull’onda emotiva dell’eccidio di Grugliasco, qui il giorno trenta aprile sessantasei persone, colpevoli di essere state sorprese a festeggiare la fine della guerra, vennero brutalmente uccise sulla piazza del paese.
Robassomero 20/04/06 Giovanni Ossola